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31a Notte con Luna

La cronaca più o meno accreditata dice che alle ore 4 e 56 minuti del giorno 21 del mese di luglio dell’anno 1969 (data e ora italiana), l’Uomo, nella persona e nello scafandro dell’astronauta Neil Armstrong, mise piede sulla Luna. L’impronta è ancora là. Sull’orario esatto può esserci discordanza di qualche minuto, dato anche il diverso parere tra due storiche voci della Rai Televisione, Tito Stagno a Roma e Ruggero Orlando a Houston, però a distanza di decenni il particolare ha poca importanza.

Sembra comunque che la causa della discrasia comunicativa sia da ricercare nell’espressione «ha toccato», in quanto uno si sarebbe riferito a una “sonda” telescopica uscita dal modulo lunare per verificare la pendenza del terreno, onde evitare il rischio di capottare, e l’altro all’effettivo allunaggio di tutte le “zampe” della peculiare navicella da sbarco. Minuto più minuto meno, lo storico viaggio dell’Apollo 11 aveva raggiunto la meta, tra applausi, abbracci, pacche sulle spalle e certamente qualche lacrima ristoratrice dopo ore e giorni di ansia e di condizionante apprensione.

L’infinita maratona televisiva era iniziata la sera precedente, con entusiasmi palesi o contenuti, dissertazioni filosofiche, descrizioni scientifiche, puntualizzazioni sociali, previsioni avveniristiche per l’uomo della strada e per quello della scienza, per il futuro dell’industria, per lo sviluppo dell’esplorazione del sistema solare e (perché no?) del cosmo. Furono 30 ore di diretta (un record imbattuto e probabilmente imbattibile), tra dotte spiegazioni, voli pindarici senza rete di salvataggio, collegamenti in diretta che improvvisamente piantavano in asso, manovre da descrivere sulla base della propria memoria, immagini sfuocate e infine e finalmente i primi passi rimbalzanti come in un acquario del goffo “omone” che a tratti sembrava essere tallonato da un suo stesso fantasma.

C’era anche la voce del Poeta Giuseppe Ungaretti, quasi messaggero del pensiero dei suoi colleghi, che da sempre trovavano nella Luna una fonte di ispirazione e di riflessione sulle umane cose. Ma la Luna d’ora in avanti sarà ancora la stessa? Ungaretti, con quella sua voce coriacea e sofferta, masticò parole che non si sa se fossero di saluto, di rimpianto, di speranza, di rancore o di rassegnazione.

Per il mondo fu la notte, o il giorno, della Luna (dipendeva dal meridiano di appartenenza sulla superficie del globo). Per me presentò anche una piccola particolarità, in parte inattesa. La mia famiglia, in forza dell’acquisto di un apparecchio televisore, si radunò fin dal primo momento davanti allo schermo. Eravamo coscienti che stava per prendere corpo una tappa storica per l’intera umanità e non la si poteva perdere. Ma c’era un’altra circostanza, forse altrettanto “storica“ per il nostro piccolo nucleo umano: era la seconda volta che mio Padre avrebbe guardato un programma televisivo. La prima risaliva a diversi anni prima, in campagna, da mia Nonna, davanti allo schermo torbido ed evanescente di un apparecchio preso in affitto. Mio Padre aveva voluto seguire, sull’unico programma allora esistente, la rappresentazione (in verità piuttosto precaria) di Così fan tutte, «dramma giocoso in due atti» di Lorenzo Da Ponte su musica di Wolfgang Amadeus Mozart. Per Lui era stato un godimento dello spirito, per me e mio fratello, incitati bonariamente a seguire il dipanarsi dell’opera, un po’ meno.

Dopo di allora più nulla. Quando con mio fratello e nostra madre guardavamo la Tv, Lui metteva dentro il naso nella stanza e poneva la solita inutile domanda «Tutto bene?», ottenendo la solita inutile risposta «Tutto bene». Però quella sera “lunare” si mise in poltrona fin dal primo momento, forse come omaggio a un giovanile passato di appassionato di stelle e di pianeti, quando la sua “arma” era un cannocchiale con lente di una dozzina di centimetri, che di notte, se il cielo lo permetteva, puntava verso l’alto. Una passione che onorava con l’acquisto di libri in varie lingue e differente peso. A me sono rimasti particolarmente impressi quelli con le effemeridi, che ancora oggi ignoro cosa esattamente siano e a cosa servano.

Dopo alcune ore di diretta Tv a base di falsi allarmi, rimandi, nuovi calcoli, ipotesi, supposizioni, parole senza fatti, fatti senza riscontri, ripetizioni di ragionamenti sempre uguali, descrizioni non si sa quanto reali, mio Padre cominciò a cedere e a spazientirsi. Entrava e usciva dalla stanza con sempre maggiore frequenza, faceva con crescente puntiglio visita al frigorifero, si affacciava alla finestra alla ricerca di un po’ di refrigerio dalla calura dell’estate milanese e con il dito indice grattava il fianco del pollice di quella stessa mano (segno di palese nervosismo). Notavo che si spazientiva di più ogni minuto che passava, e anche se non commentava si vedeva che era molto contrariato. Finché, dopo che la mezzanotte era ormai passata da un bel po’ di tempo, decise di rompere gli indugi: «Vado a letto… quando sbarcheranno venitemi a chiamare». Così fu. Anche mio Padre vide Armstrong scendere sul suolo lunare e udì la storica frase «Un piccolo passo per un uomo, un grande passo per l’umanità». Per Lui il rapporto con la Tv finì lì.

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